La psicologia online funziona? Cosa dice la ricerca e per cosa è meno indicata
La domanda giusta non è se funziona in assoluto, ma per chi e per cosa. La risposta è meno scontata di quanto dicano entrambe le tifoserie.
La consulenza psicologica a distanza esisteva ben prima del 2020, ma è la pandemia ad averla resa una modalità ordinaria per milioni di persone. Con la diffusione sono arrivate due posizioni opposte e ugualmente poco utili: che sia equivalente alla presenza in ogni situazione, o che sia un ripiego.
La letteratura disponibile suggerisce qualcosa di più articolato, e soprattutto più dipendente dal problema specifico che dalla modalità in sé.
Cosa mostra la ricerca
Gli studi che hanno confrontato interventi psicologici erogati a distanza e in presenza per disturbi d’ansia e depressione, in particolare con approccio cognitivo-comportamentale, tendono a non rilevare differenze sostanziali negli esiti.
Il dato più solido riguarda l’alleanza terapeutica, cioè la qualità del rapporto fra paziente e professionista, che è uno dei migliori predittori di esito: diverse ricerche indicano che si costruisce anche a distanza in modo comparabile. È l’obiezione più frequente, ed è quella che i dati sostengono meno.
I vantaggi concreti
Al di là dell’efficacia clinica, la distanza risolve problemi di accesso che per molte persone sono decisivi, e che sono la ragione principale per cui un percorso non comincia mai.
- Elimina il tempo e il costo degli spostamenti
- Rende accessibili professionisti fuori dalla propria città
- Permette orari compatibili con turni e con chi ha figli piccoli
- Riduce l’esposizione sociale: nessuna sala d’attesa in cui essere visti
- Rende più praticabile la continuità per chi si sposta spesso
Quando è meno indicata
Ci sono situazioni in cui la distanza è sconsigliata, e un professionista serio lo dice al primo colloquio invece di trattenere la persona.
Le condizioni che richiedono monitoraggio clinico ravvicinato, le situazioni di rischio acuto, i quadri che necessitano di valutazione psichiatrica e farmacologica, e i contesti in cui la persona non dispone di un luogo davvero riservato da cui collegarsi sono tutti casi in cui la presenza è preferibile o necessaria.
Il problema del luogo
È l’aspetto più sottovalutato e il più pratico. Una seduta fatta in auto nel parcheggio aziendale, o in una stanza dove qualcuno può entrare, non è una seduta nelle stesse condizioni di una fatta in studio.
Prima di scegliere la modalità a distanza vale la pena verificare di avere un posto in cui si può parlare liberamente per cinquanta minuti, e in cui non si debba abbassare la voce.
Cosa verificare comunque
Le garanzie da controllare non riguardano la modalità ma il professionista e la piattaforma: iscrizione all’Albo, consenso informato esplicito, cifratura delle comunicazioni e chiarezza su chi conserva i dati e per quanto tempo.
La modalità a distanza non cambia gli obblighi deontologici. Se una piattaforma è vaga su questi punti, il problema non è che sia online.