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Come comunicare un servizio di supporto psicologico senza bruciarlo

Una mail di annuncio produce, nella grande maggioranza dei casi, un servizio dimenticato in tre settimane.

Il fattore che determina più di ogni altro l’utilizzo di un servizio di supporto psicologico non è la sua qualità clinica: è come viene comunicato. Servizi eccellenti restano inutilizzati e servizi mediocri vengono usati, in base a come sono stati presentati.

La comunicazione di questo servizio ha una difficoltà che nessun altro benefit aziendale ha: chiede alla persona di ammettere qualcosa, prima ancora che a sé stessa.

Perché la mail di annuncio non basta

Una comunicazione unica, per quanto ben scritta, raggiunge le persone in un momento casuale rispetto al loro bisogno. Chi in quel momento sta bene la archivia; quando starà male, non la ricorderà.

La comunicazione deve essere ripetuta nel tempo, e soprattutto deve essere presente nei momenti in cui il bisogno è più probabile: ingresso in azienda, rientro da un’assenza, riorganizzazioni, periodi di picco.

Gli errori di tono

Il registro è decisivo, e alcuni errori sono quasi universali.

  • Presentarlo fra i benefit, accanto a palestra e buoni spesa
  • Usare un linguaggio da campagna motivazionale
  • Rivolgersi a “chi sta attraversando un momento difficile”, che costringe a identificarsi
  • Sottolineare la generosità dell’azienda invece della normalità del servizio
  • Affidare la comunicazione solo all’HR, che è la funzione da cui si teme la fuga di notizie

Cosa dire, invece

Il messaggio che funziona meglio è informativo e normalizzante: cosa è, come si prenota, chi sono i professionisti, e soprattutto cosa l’azienda non vede.

La riservatezza va dichiarata in modo esplicito, ripetuto e verificabile. Non basta scrivere che il servizio è riservato: va spiegato come, con quali garanzie e perché non è derogabile.

Chi deve parlarne

Le comunicazioni che ottengono più adesione non sono quelle firmate dall’ufficio HR: sono quelle in cui una figura riconosciuta e credibile dice apertamente che il tema è normale.

Quando qualcuno con anzianità o responsabilità racconta pubblicamente di aver usato un servizio di supporto, l’effetto sull’utilizzo è più forte di qualunque campagna interna. Non è delegabile né programmabile, ma è la leva più potente disponibile.

Cosa misurare

Il tasso di utilizzo sul totale degli abilitati è il primo indicatore, e va letto per fasce e per sede.

Un utilizzo basso ma con alta soddisfazione fra chi ha usato il servizio indica un problema di comunicazione, non di qualità. È l’informazione che dice su cosa intervenire, e si ottiene solo chiedendo entrambe le cose.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.