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Onboarding: le prime sei settimane decidono più di quanto sembri

Una quota rilevante delle dimissioni precoci matura nelle prime settimane, molto prima che qualcuno se ne accorga.

L’onboarding viene di solito progettato come un trasferimento di informazioni: accessi, procedure, organigramma, formazione obbligatoria. È la parte più semplice e la meno determinante.

Quello che decide se una persona resterà e come starà nei mesi successivi riguarda altro, e accade in gran parte nelle prime sei settimane.

Cosa succede davvero a un nuovo assunto

Nei primi giorni la persona è impegnata simultaneamente su tre fronti: capire il lavoro, capire le regole non scritte, e dimostrare di essere stata una buona scelta. Il terzo consuma più risorse dei primi due e nessuno lo nomina.

Il risultato è un carico cognitivo alto mentre la produttività è per forza di cose bassa, e una notevole riluttanza a fare domande proprio nel momento in cui servirebbero di più.

Gli errori più comuni

Sono ricorrenti e tutti evitabili a costo quasi nullo.

  • Concentrare tutta l’attenzione sul primo giorno e sparire dalla seconda settimana
  • Non assegnare un riferimento informale a cui chiedere le cose ovvie
  • Non dare un compito reale abbastanza presto: l’inattività aumenta l’insicurezza
  • Non esplicitare le aspettative sui tempi di inserimento
  • Programmare il primo colloquio di verifica a tre mesi, quando l’opinione è già formata

Le regole non scritte

Ogni organizzazione ne ha: quanto si risponde la sera, se si interrompe una riunione per chiedere, quanto dura davvero una scadenza dichiarata, chi va coinvolto prima di decidere.

Chi arriva le impara per tentativi, e ogni tentativo sbagliato costa in credibilità percepita. Metterne per iscritto anche solo una parte è fra gli interventi a più alto rendimento in assoluto.

Cosa inserire

Poche cose, distribuite nel tempo invece che concentrate all’inizio.

  • Un riferimento informale, distinto dal responsabile
  • Un compito reale e concluso entro le prime due settimane
  • Colloqui brevi a sette, trenta e sessanta giorni
  • Le aspettative dichiarate: cosa ci si attende a uno, tre, sei mesi
  • L’informazione su come accedere al supporto psicologico, dal primo giorno

Perché il supporto va comunicato subito

Non perché ci si aspetti che un nuovo assunto ne abbia bisogno nella prima settimana, ma perché comunicarlo all’ingresso lo rende parte del paesaggio normale invece che una misura eccezionale.

Chi lo scopre quando sta già male deve superare due soglie: ammettere il problema e scoprire il servizio. Chi lo sapeva dal primo giorno ne deve superare una sola.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.