Supporto psicologico e welfare aziendale: come si inquadra
Il welfare aziendale è l’infrastruttura che rende una prestazione sanitaria accessibile a migliaia di persone insieme. Il supporto psicologico ci è arrivato tardi, e non per ragioni tecniche.
Il welfare aziendale italiano è nato per la previdenza, l’istruzione e la sanità integrativa. Il supporto psicologico ci è entrato molto più tardi, e non perché mancasse un inquadramento possibile: perché non veniva considerato sanità.
Questa è la ragione per cui in molti piani di welfare il supporto psicologico compare ancora accanto alla palestra e ai buoni carburante, invece che accanto alla polizza sanitaria.
Welfare non è sinonimo di benefit
La distinzione conta più di quanto sembri. Un benefit è un vantaggio economico offerto al dipendente; il welfare, nella sua accezione più stretta, è un insieme di prestazioni con finalità di utilità sociale. La salute mentale appartiene con ogni evidenza alla seconda categoria, e trattarla come appartenente alla prima ne determina il posizionamento agli occhi dei dipendenti.
Un servizio presentato nello stesso elenco dei buoni spesa viene percepito come un extra facoltativo. Lo stesso servizio presentato insieme alla sanità integrativa viene percepito come assistenza.
Le vie di attivazione
Nella pratica il supporto psicologico entra in azienda per tre strade: come servizio acquistato direttamente dall’azienda per tutti i dipendenti, come voce spendibile all’interno di un credito welfare individuale, oppure attraverso i fondi di assistenza sanitaria integrativa previsti dai contratti collettivi.
Le tre strade non sono equivalenti dal punto di vista dell’utilizzo. La prima produce tassi di accesso sistematicamente più alti, perché non richiede alla persona di scegliere di spendere un budget proprio per un bisogno che sta ancora faticando ad ammettere.
Perché il credito individuale funziona peggio
Dentro una piattaforma welfare, il supporto psicologico compete con voci che danno una gratificazione immediata e priva di stigma. La persona che sta valutando se prenotare un colloquio sta contemporaneamente decidendo di rinunciare a qualcos’altro, e sta facendo quella scelta in un momento in cui è già in difficoltà.
Quando invece il servizio è acquistato dall’azienda ed è disponibile a prescindere, quella decisione economica sparisce, e resta solo la decisione di chiedere aiuto. È già abbastanza difficile da sola.
Cosa chiedere a un fornitore in fase di piano
Le domande utili sono poche e molto concrete. Fatele prima di guardare i prezzi, perché determinano se il servizio verrà usato o no.
- I professionisti sono tutti iscritti all’Albo degli psicologi?
- Quante consulenze sono incluse per persona, e sono gratuite per il dipendente?
- L’azienda vede in qualunque momento chi ha usato il servizio?
- Il servizio è estendibile ai familiari conviventi?
- Che disponibilità oraria è garantita, e copre chi lavora su turni?
- Che dati aggregati riceve l’azienda, e con quale frequenza?
- Serve un’integrazione IT, o si attiva senza toccare i sistemi interni?