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Equilibrio fra vita e lavoro: perché non è una questione di ore

Due persone con le stesse ore possono stare in modo completamente diverso. Quello che cambia è quanto controllo hanno su quando quelle ore cadono.

L’espressione è abusata al punto da aver perso significato, e viene di solito ridotta a una questione aritmetica: quante ore al lavoro, quante fuori.

Il conteggio delle ore spiega però solo una parte di quello che le persone provano, e non la più importante.

Controllo e prevedibilità

A parità di ore, la differenza la fanno due variabili: quanto controllo si ha su quando si lavora, e quanto è prevedibile la richiesta.

Quarantacinque ore prevedibili, con serate libere note in anticipo, pesano meno di quaranta ore che possono estendersi senza preavviso. Nel secondo caso non si perdono solo le ore lavorate: si perde anche la possibilità di pianificare quelle non lavorate, e quindi di usarle davvero.

La reperibilità implicita

In molte organizzazioni non esiste una regola sulla reperibilità serale, ed esiste invece un’aspettativa non scritta. È la condizione peggiore: nessuno vi obbliga, e tutti notano chi non risponde.

Una regola esplicita, anche restrittiva, è preferibile a un’aspettativa implicita, perché è discutibile e perché si applica a tutti allo stesso modo.

Cosa dipende dalla persona

Una parte, e conviene lavorarci senza illudersi che basti.

  • Confini dichiarati in modo esplicito, non solo praticati
  • Un rituale di chiusura della giornata, che sostituisca il tragitto
  • Notifiche di lavoro disattivate fuori orario, non solo ignorate
  • Un impegno fisso infrasettimanale che obblighi a chiudere a un’ora
  • Riposo reale, non tempo passato a recuperare energie per lavorare

Cosa dipende dall’organizzazione

La parte più grande. Nessuna abitudine individuale regge a un carico strutturalmente insostenibile, a una cultura che premia la reperibilità o a responsabili che scrivono alle undici di sera.

Il segnale più affidabile della cultura reale di un’azienda su questo punto non sono le politiche dichiarate: è cosa fanno i responsabili, perché è quello che le persone imitano.

Il limite dell’espressione stessa

L’immagine di una bilancia suggerisce due pesi da pareggiare, e induce a pensare che il problema sia di distribuzione. Per molte persone non lo è: è un problema di quantità totale, e nessuna distribuzione lo risolve.

Quando l’unica soluzione proposta è organizzarsi meglio, vale la pena chiedersi se ci sia qualcosa da distribuire diversamente o semplicemente troppo da fare.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.