Sonno e lavoro: cosa succede davvero quando si dorme poco
La cosa più insidiosa non è il calo di prestazione: è che la capacità di valutare il proprio calo si riduce insieme a tutto il resto.
Il sonno viene trattato come una variabile comprimibile: la prima cosa che si taglia quando il tempo non basta. È anche la variabile che regge il funzionamento di tutte le altre.
Gli effetti della carenza di sonno sul lavoro sono documentati e specifici, e non riguardano solo la sensazione soggettiva di stanchezza.
Cosa cede per primo
Le funzioni più sensibili sono quelle che il lavoro qualificato usa di più: attenzione sostenuta, memoria di lavoro, flessibilità nel cambiare strategia, controllo degli impulsi e regolazione emotiva.
Le attività molto automatizzate reggono più a lungo. Quelle che richiedono di tenere insieme più elementi, o di accorgersi che un approccio non sta funzionando, cedono per prime.
Il problema dell’autovalutazione
L’aspetto più rilevante in un contesto lavorativo è che la capacità di giudicare la propria prestazione peggiora insieme alla prestazione.
Una persona in debito di sonno tende a valutarsi come sostanzialmente efficiente mentre commette più errori. Non sta mentendo: non dispone più dello strumento con cui si accorgerebbe.
Il recupero del fine settimana
Dormire molto il sabato compensa in parte, ma non del tutto, e comporta un costo: sposta l’orologio interno, rendendo più difficile addormentarsi la domenica sera e più faticoso il lunedì.
È uno dei meccanismi che contribuiscono a rendere il lunedì mattina sistematicamente più duro, indipendentemente dal lavoro che ci aspetta.
Il caso dei turni
Il lavoro notturno richiede di stare svegli quando l’organismo è predisposto al sonno, e di dormire quando è predisposto alla veglia. È un disallineamento che non si elimina con l’abitudine.
Per chi lavora su turni, le raccomandazioni generali sull’igiene del sonno vanno adattate, e l’accesso a un supporto deve tenere conto di orari che un servizio disponibile solo in fascia diurna non copre.
Quando non è una questione di abitudini
Se nonostante orari regolari il sonno resta non ristoratore, se compaiono risvegli precoci persistenti o sonnolenza diurna marcata, il tema non è comportamentale.
Vale la pena parlarne con il medico per escludere cause organiche, come i disturbi respiratori del sonno, e con uno psicologo se il quadro è legato a stress o ansia.