Attacchi di panico al lavoro: cosa sono e cosa fare quando succede
Dura pochi minuti e sembra un infarto. La parte peggiore, però, arriva dopo: la paura che succeda di nuovo, e proprio lì.
Un attacco di panico è un episodio di paura intensa che raggiunge il picco in pochi minuti e si accompagna a sintomi fisici molto marcati. Chi lo vive per la prima volta pensa quasi sempre di stare avendo un problema cardiaco, e non è un’esagerazione: i sintomi sono reali e il corpo li produce davvero.
Quando accade sul posto di lavoro si aggiunge un secondo elemento, ed è quello che spesso fa più danno nel medio periodo: la paura di essere visti.
Cosa succede al corpo
L’attacco è una risposta di allarme che parte in assenza di un pericolo reale. Il sistema nervoso attiva la reazione di attacco o fuga: aumenta la frequenza cardiaca, il respiro diventa rapido e superficiale, il sangue si redistribuisce verso i muscoli grandi.
Molti dei sintomi più spaventosi derivano dall’iperventilazione: formicolii, vertigini, sensazione di irrealtà. È il motivo per cui rallentare il respiro, e soprattutto allungare l’espirazione, ha un effetto concreto e non solo suggestivo.
Cosa fare nell’immediato
Nessuna di queste cose fa finire l’attacco più in fretta di quanto finirebbe da solo, perché un attacco di panico si esaurisce comunque. Servono a renderlo attraversabile.
- Allontanarsi, se possibile, in un posto meno esposto
- Rallentare l’espirazione, facendola più lunga dell’inspirazione
- Appoggiare i piedi a terra e nominare cinque oggetti che si vedono
- Ricordarsi che passerà: la fase acuta dura in genere pochi minuti
- Non combatterlo: l’opposizione attiva tende ad amplificarlo
Il problema vero è quello che viene dopo
Il singolo episodio è spiacevole ma circoscritto. Quello che struttura il disturbo è l’ansia anticipatoria: la paura che succeda di nuovo, che porta a evitare i luoghi e le situazioni associate al primo episodio.
Se il primo attacco è avvenuto in una sala riunioni, la sala riunioni diventa pericolosa. Poi diventa pericoloso il piano, poi l’edificio. È così che un episodio isolato si trasforma, nel giro di mesi, in una limitazione seria della vita lavorativa.
Quando rivolgersi a un professionista
Dopo il primo episodio vale sempre la pena farne parlare, se non altro per escludere cause mediche e per capire cosa è successo. Diventa necessario quando gli episodi si ripetono, quando compare la paura costante che tornino, o quando si iniziano a evitare situazioni.
I disturbi di panico sono fra le condizioni con i tassi di risposta più alti al trattamento psicologico, in particolare con approccio cognitivo-comportamentale. Aspettare che passi da sé è la strategia che più spesso lo consolida.